Quando
Dove
Via San Giovanni in Laterano, 81, ROMA, RM, 00184, Lazio
Tipologia evento
Mostra Eventi
ENOTECA LETTERARIA
in collaborazione con
Nicola Feruglio
presenta
“Non siamo numeri”
&
“Il loro grido è la mia voce”
*Intervista al curatore di “Non siamo numeri” Ahmed Alnaouq in collegamento da Londra*
NON SIAMO NUMERI – We Are Not Numbers è un progetto di narrazione giovanile co-fondato nel 2015 da Pam Bailey dagli Stati Uniti e Ahmed Alnaouq da Gaza. Da allora, i giovani palestinesi, che vivono nella Striscia di Gaza assediata, hanno utilizzato la piattaforma Wann per raccontare in presa diretta l’impatto umano dell’occupazione. In questo modo, hanno combattuto per essere riconosciuti non come numeri ma come esseri umani con vite, speranze e sogni. Alcuni di loro sono nel frattempo morti sotto le bombe.
Non siamo numeri raccoglie racconti sulle esperienze uniche e le sfide quotidiane e dolorose dei giovani di Gaza. I racconti, suddivisi in dieci capitoli, uno per ogni anno dal 2015 a oggi, e intervallati da poesie, esprimono paura, frustrazione, rabbia, tristezza e disperazione ma anche, la speranza nella pace, nella libertà, nella possibilità di aspirare a un futuro migliore. Si augurano di potere vivere un giorno in un ambiente pacifico, di avere accesso a un’istruzione di qualità, di realizzare i propri sogni e di contribuire positivamente alla società.
Nella raccolta vengono narrate anche storie crude di torture a opera dei soldati israeliani, uccisioni, evacuazioni forzate, violenze di vario genere, sottrazione e distruzione di case e beni personali. Lo stress emotivo e psicologico, nonché la perdita di stabilità, sono onnipresenti. Ogni racconto ha uno stile diverso, dal momento che sono stati scritti da fonti diverse, ma in generale sono diretti e pungenti, senza giri di parole. Dicono ciò che deve essere detto senza preoccuparsi della sensibilità del lettore. Anzi, lo scopo è proprio quello d’immergerlo nella realtà della vita a Gaza.
In un epilogo che copre la più recente guerra a Gaza, i curatori della raccolta Ahmed Alnaouq e Pam Bailey riflettono sulle tragedie personali che hanno dovuto affrontare – inclusa la morte di 21 membri della famiglia di Ahmed nell’esplosione di un’unica bomba – così come su quegli scrittori che hanno portato avanti il lavoro di Wann e su coloro che non sono più in vita per farlo.
IL LORO GRIDO È LA MIA VOCE – La poesia come atto di resistenza. La forza delle parole come tentativo di salvezza. È questo il senso più profondo delle trentadue poesie di autori palestinesi raccolte in questo volume, in gran parte scritte a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, nella tragedia della guerra in Palestina, in condizioni di estrema precarietà: poco prima di essere uccisi dai bombardamenti, come ultima preghiera o testamento poetico (Abu Nada, Alareer), mentre si è costretti ad abbandonare la propria casa per fuggire (al-Ghazali), oppure da una tenda, in un campo profughi dove si muore di freddo e di bombe (Elqedra). Come evidenzia lo storico israeliano Ilan Pappé nella prefazione, «scrivere poesia durante un genocidio dimostra ancora una volta il ruolo cruciale che la poesia svolge nella resistenza e nella resilienza palestinesi. La consapevolezza con cui questi giovani poeti affrontano la possibilità di morire ogni ora eguaglia la loro umanità, che rimane intatta anche se circondati da una carneficina e da una distruzione di inimmaginabile portata». Queste poesie, osserva Pappé, «sono a volte dirette, altre volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno». «Ma questa raccolta non è solo un lamento», nota il traduttore Nabil Bey Salameh. «È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie qui tradotte portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la libertà. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo, queste poesie si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto». Perché la scrittura, come ricordava Edward Said, è «l’ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell’umanità»
*INGRESSO LIBERO*
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